FERENTINO

 

Da visitare :

LE CITTA' FORTIFICATE

FERENTINO

Gli Uomini e le Donne Illustri

Mura poligonali

Porta Montana

Mercato Romano

Cattedrale dei SS. Giovanni e Paolo

Acropoli Criptoportico e avancorpo

Piazza Mazzini

Resti di Domus Romana

Palazzo dei Consoli

Palazzo Giorgi Roffi Isabelli

S. Maria Maggiore

Resti del Teatro romano

Porta Sanguinaria

Archi di Porta Casamari

Testamento di Aulo Quintilio

IL PALAZZO GIORGI-ROFFI ISABELLI DI FERENTINO

Il Palazzo Giorgi-Roffi Isabelli è situato nel centro storico di Ferentino e ha ingresso dal n. 160 di Via Consolare. Inserito nelle Dimore Storiche d'Italia ha origini antichissime proprio per la sua posizione centrale nella parte antica della città. Esso infatti poggia su un muro ciclopico di trenta metri facente parte di un terrazzamento risalente al IV secolo a.c., completamente visibile all'esterno, ma anche all'interno, nelle cantine del Palazzo.

Recenti saggi da parte di studiosi della Sovrintendenza hanno rilevato ambienti sottostanti risalenti appunto a quell'epoca.

Il Palazzo sin dai primi del ‘500 diventa proprietà della famiglia Giorgi che annovera tanti personaggi famosi ed importanti per la storia di Ferentino, ultimo dei quali Alfonso Giorgi (1824-1889), noto archeologo e studioso del XIX secolo.

Attualmente il Palazzo, pur essendo di proprietà privata, viene aperto periodicamente al pubblico e oggetto di visite guidate, oltre che sede di manifestazioni culturali.

All'interno sono oggi presentate tre temi di notevole importanza:

1) CICLO PITTORICO

Nel piano nobile del Palazzo si ammirano stanze con decorazioni risalenti alla fine del ‘700 di ispirazione neoclassica di finissima mano napoletana. Pur essendo nello Stato Pontificio e appartenente a famiglia molto vicina alla Santa Sede (si annoverano due sacerdoti secolari, un Vescovo, una Guardia Nobile di Pio IX e un Cavaliere dell'Ordine di S. Silvestro), il proprietario di fine 1700 (Don Vittorio Giorgi) intese abbellire la sua dimora con questo ciclo pittorico, unico esempio in tutto il Lazio. Il nostro Don Vittorio (1760-1820) durante la Rivoluzione Francese fu costretto all'esilio e trovò riparo nel napoletano dove si unì all'Esercito dei Sanfedisti e divenne Confessore particolare del Cardinale Fabrizio Ruffo di Calabria. Al suo seguito ebbe modo di visitare gli scavi di Ercolano dove si rinvenivano quelle meravigliose ville romane ricche di affreschi classici. Rientrato a Ferentino commissionò i lavori di abbellimento nel suo palazzo in perfetto stile dell'epoca, il neoclassico che ancora si ammira.

Ad oggi sono visibili la Sala Verde e la Galleria degli Dei, oggetto di recente restauro a cura della Scuola di Restauro dell'Accademia delle Belle Arti di Lecce. La Sala Gialla, danneggiata durante i bombardamenti dell'ultima guerra, è attualmente oggetto di intervento poiché sotto la carta da parati che riveste le pareti è stato rinvenuto un affresco raffigurante il Trionfo della Dea Primavera. Da questa si accedeva nell'attigua Sala Turchina, egualmente decorata, ma andata completamente persa a seguito degli eventi appena detti.

2) LA COLLEZIONE ARCHEOLOGICA

Sulle pareti del cortile interno del Palazzo si osserva un'incredibile collezione epigrafica. Studiata ed inventariata, essa è una delle tre collezioni archeologiche (questa privata) di Ferentino; le altre sono quella del Comune e quella del Vescovado. Il primo a studiarla e descriverla è stato il grande archeologo tedesco Teodoro Mommsen (1817-1903) premio Nobel nel 1902 per la Letteratura, che soggiornò nella casa due volte, nel 1875 e nel 1876. Amico del proprietario, Alfonso Giorgi, descrive tutte le iscrizioni nella sua grande opera del C.I.L. (Corpus Inscriptionum Latinarum), citandolo nella prefazione per i ringraziamenti.

Gli altri pezzi e frammenti sono stati studiati dal prof. Eugenio La Rocca e dal prof. Heikki Solin (noto archeologo contemporaneo che sta curando la riedizione del CIL). La provenienza di tali frammenti è di Scuola Laziale e Romana, tutti databili tra il I secolo a.c. e il II secolo d.c.. Tra questi spiccano tre ritratti marmorei riconducibili all'imperatore Augusto ed a Cesare bambino. Tantissimi gli ex voto che se provenissero da un unico sito archeologico ci si troverebbe di fronte ad un sepolcreto imperiale. Notevole la statuina del Genio della Morte.

3) LA BIBLIOTECA

 Nel Palazzo esiste una ricca Biblioteca antiquaria con testi che vanno dal 1522 a fine ‘800, censita dal Ministero dei Beni Culturali nel 1989 come “Biblioteca Privata Alfonso Giorgi”. Purtroppo è soltanto una parte della ricchissima collezione del Giorgi poiché essa ha subito vari rimaneggiamenti dopo la sua morte. Attualmente consta di 1500 volumi divisi per materie. La maggior parte riguarda la Storia della Chiesa e la Filosofia. Un ricco scaffale contiene i classici della Letteratura Latina, mentre il resto riguarda la Giurisprudenza, l'Economia, la Storia e le Scienze. Tra le meraviglie troviamo un Fondo che tramanda l'Archivio privato delle famiglie Giorgi e Roffi Isabelli in cui sono custoditi documenti e atti relativi all'amministrazione del vasto patrimonio familiare. Si tratta di un fondo costituito da 200 cartelle numerate che partono dai primi del ‘700. Le vicende del Palazzo e dei suoi proprietari si intrecciano alla storia del paese e molti atti trattano di personaggi, magistrature pontificie e costumi locali del XVIII e XIX secolo, tanto da contribuire a ricostruire storie e vicende locali. Ricchissima la parte dell'archivio risalente ad Alfonso Giorgi, l'erudito che ha dedicato tutta la sua vita allo studio e alla cultura arricchendo il suo patrimonio librario con manoscritti antichi di storia locale, con schede e collazioni epigrafiche, con appunti di archeologia e con il ricco carteggio-epistolario intercorso con gli autorevoli personaggi dell'epoca tra cui ricordiamo appunto Teodoro Mommsen, Bartolomeo Borghesi, G.B. De Rossi e Guglielmo Henzen.

Per maggiori informazioni visita il sito di Palazzo Giorgi Roffi Isabelli >>> www.palagrisa.it

(Testi su gentile concessione di Pio Roffi Isabelli)

 

 

Ferentino sorge su una collina a 393 m. sul livello del mare, sulla valle del Sacco. Il nome Ferentino appare legato alla fertilità del luogo, forse dal latino ferre, (che ha però circa 34 significati diversi), secondo altri ad un mitico fondatore non ben identificato: Ferentio o Falerno, secondo altri ancora sarebbe stata fondata dal dio Saturno, come le città con iniziale A e secondo questa interpretazione l'antico nome sarebbe infatti HArentum. Certamente Ferentino era ed è caratterizzata dall'abbondanza di acqua sia in epoca antica con le romane Terme di Flavia Domitilla, sia ancor oggi con le attuali Terme Pompeo) e quindi dalla grande fertilità del terreno. L'acqua è l'elemento che induibbiamente ha influito positivamente sulla fondazione di una città come Ferentino ed il nome latino terminante in "inum" potrebbe significare, appunto, sorgente. Molto seguito inoltre in Italia centrale il culto della dea Feronia, divinità preromana comune ai Sabini, agli Umbri, ai Volsci e agli Etruschi alla quale erano sacre le fonti, simbolo di eterna primavera, protettrice delle messi e della fertilità, il cui nome è originariamente un attributo di divinità delle acque fondatrici.

Lo stemma della città è un Giglio. Il gilglio già Plinio lo identifica come geroglifico di fertilità ed abbondanza poichè presenta nella radice cinquanta germogli e rappresenta, inoltre, un fiore legato alla Grande Madre. Successivamente con la trasformazione in società patriarcale si trasforma in simbolo fallico, simboli che ritroviamo scolpiti sulle porte delle città erniche.

Fortezza degli Ernici nel VI secolo a.C circa, e caposaldo dei Volsci nel V, il nome Ferentinum appare nella storia a partire dal 413 a.C nei testi di Tito Livio e, dopo essere stata occupata dai Volsci, fu riconquistata dal console L. F. Medullino e nel 361 a.C fu occupata dal console C. Licinio Calvo. La cittadina ha chiara impostazione derivata dal castrum: cardo (orientamento nord-sud) e decumano (orientamento est-ovest), al loro incrocio si apriva il foro, ossia il centro religioso e civile. L'antica strutturazione romana ha avuto poi alterazioni soprattutto in epoca medievale

Dell'epoca Volsca rimangono le imponenti mura di difesa e le Porte Sanguinaria e Pentagonale

 

La visita di Ferentino offre la possibilità di vedere ed entrare in ambienti di epoca romana come le sale voltate del Mercato Romano, risalente all'epoca sillana (II - I sec. a.C), in opus incertum, o resti della domus romana privata, datata II secolo d. C. e in cui sono state individuate anche fasi edilizie più antiche di epoca arcaica (VI sec. a.C.). Sempre della romanità ferentinate anche i resti del teatro e i grandi archi a tutto sesto di ciò che rimane di Porta Casamari

 

L'avancorpo dell'Acropoli offre invece una netta e leggibilissima stratificazione relativa a sopraelevazioni di epoche che hanno attraversato secoli e millenni.

Gioiello dell'architettura Gotico cistercense è invece la chiesa di S. Maria Maggiore, uno dei monumenti più insigni del Lazio Meridionale in quanto una delle prime chiese in stile gotico cistercense, assieme a Fossanova e Casamari.

 

 

 

- Aulo Irzio (console romano - )
- Marco Lollio (console romano)
- Aulo Quintilio Prisco (magistrato romano)
- Flavia Domitilla ( moglie di
  Vespasiano)
- Cornelia Salonina ( moglie
  di Galieno)
- Gregorio de Montelongo (legato pontificio)
- Rinaldo Conti (Capitano del Popolo di Ferentino
 
-  Martino Filetico (Umanista del '400 )
- Novidio Fracco (Umanista '400)
-  Achille Giorgi (Primo Sindaco di Ferentino) 
- Ten. A. Lolli Ghetti  (medaglia d'oro al valore nel secondo conflitto
  mondiale)
- Don Giuseppe Morosini (partigiano medaglia
  d'oro al V.M.)
-  Alessandro Angelini ( Deputato
   Assemblea Costituente Romana)
- Domenico Salvatori (medaglia d'argento
  al II conflitto mondiale)

 

 

 

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