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CASTRO DEI VOLSCI

Da visitare : Borgo, Museo archeologico, e Casale Madonna del Piano Museo raccolta fotografica Nino Manfredi, Monumento alla Mamma Ciociara, chiesa di S. Oliva, ex monastero S.Lorenzo

LE CITTA' FORTIFICATE

CASTRO DEI VOLSCI

Manifestazione : Il paese diventa presepe, tra Natale e l'Epifania
Nino Manfredi

Museo Civico Archeologico

Si articola in otto sezioni, precedute da un lapidario collocato nel corridoio di accesso.

Un'agevole rampa progettata anche per facilitare l'accesso a portatori di handicap, porta dall'antistante piazzale all'ingresso del museo.

Sulla destra si trova la biglietteria, sulla sinistra l'ingresso ad uno spazio funzionale sia alla sala convegni, sia all'uscita del museo.

Un breve corridoio, ove è allestito il lapidario, porta all'aula didattica, sulla destra, ed all'ingresso del museo sulla sinistra (di fronte si trova un accesso secondario collegato ad una scala che porta nel cortile del museo).

Varcato l'ingresso, un primo pannello riporta la pianta del museo, con la legenda ed il percorso consigliato.

Seguono quindi le otto sezioni espositive:


L'abitato castrese è posizionato su un rilievo, con un'altezza massima di 382 m. s.l.m. . La posizione strategica domina buona parte della piana circostante. A sud è circondato da rilievi, con un'altezza che oscilla dai 500 m. s.l.m. sino ai 987 m. s.l.m. . Su di un'altura, denominata Monte Quattordici, in una zona compresa tra i comuni di Amaseno e di Castro dei Volsci, nasce il fiume Amaseno; sempre nel territorio comunale scorre il fiume Sacco . Il territorio di Castro fu abitato sin dal l'antichità, come dimostra l'insediamento di Montenero, oggi abbandonato ma risalente ad epoche remote, che appare circondato da un'ampia cerchia muraria composta da blocchi di pietra molto grandi e sovrapposti con la ben nota tecnica diffusa anticamente nella zona ciociara, ovvero collocati di taglio senza l'uso di malta. La presenza di questa cinta ha fatto nascere la leggenda, tramandata di generazione in generazione, della presenza di una popolazione di giganti. In realtà si tratta di un insediamento eretto dai Volsci (si è anche ipotizzato, senza alcun fondamento, l'identità con l'antico centro volsco di Castriminium), consolidatosi con la distruzione delle città romane dell'area: Fregellae e Fabrateria. In epoca romana furono edificate lungo l'antica strada alcune ville rustiche: in particolare a Casale di Madonna del Piano è stato portato alla luce un vasto complesso edilizio. Una delle ville fa parte di un grande impianto termale, nelle vicinanze di una sorgente di acqua sulfurea. E stata scoperta anche la necropoli di una popolazione germanica, fatto questo singolare che può fornire informazioni su un periodo quasi del tutto sconosciuto della storia laziale. Dopo l'anno Mille, la posizione strategica di Castro fece sì che il villaggio diventasse proprietà dello stato pontificio. Nel 1151 papa Eugenio III consacrò la rurale Chiesa di Santa Croce e lo stesso anno donò al monastero cistercense di Casamari vasti possedimenti e due chiese nel territorio di Castro.

1. Il territorio

2. L'insediamento di Casale di Madonna del Piano

3. La villa di età imperiale

4. La trasformazione del IV sec.d.C.

5. La fine del latifondo ed il passaggio all'Alto Medioevo

6. La necropoli di VI-VII sec.d.C.

7. La necropoli. Sezione antropologica

8. Il monetiere. Sezione numismatica

La visita si conclude con l'ultimo pannello relativo a Castro dei Volsci nel Medioevo.

In ogni sezione sono esposti i reperti relativi alla tematica trattata, in vetrine o su appositi supporti e pedane,mentre i siti o i contesti di provenienza dei materiali sono illustrati in pannelli corredati da foto, planimetrie, cartografie di riferimento.

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La casa del nonno di Manfredi a Castro all'epoca della costruzione

(foto di : Marco Palombi )



 

La Chiesa gestì il feudo di Castro con molto rigore, e nei momenti critici, durante le lotte con gli svevi e Io stato siciliano, nominò rappresentanti della curia papale, a capo della guarnigione castrese. Per questo troviamo diversi anagnini tra i balivi e ciò determinò stretti rapporti fra Anagni e Castro, resi ancora più saldi dalla comune venerazione per Santa Oliva, divenuta patrona di entrambi i villaggi.

Nel 1165 Castro fu conquistato dalle truppe di Federico Barbarossa, guidate dall'arcivescovo Cristiano di Magonza , mentre i rapporti con i vicini signori di Ceccano non furono mai ostili. Il governo pontificio, a partire dal Duecento, spesso designò rettori e vicari al governo di città e paesi con l'evidente intenzione di legare a sé potenti famiglie. Alla metà del Trecento Castro fu organizzato in comune rurale, e nel XV secolo la comunità fu regolata da uno statuto, emanato dai Colonna , a cui il feudo fu concesso fin dai primi anni del Quattrocento. Alla potente famiglia i castresi rimasero fedeli anche nei momenti più critici, seguendola durante la guerra di Campagna contro papa Paolo IV e nella battaglia di Lepanto al seguito di Marcantonio II. I Colonna possedettero in Castro circa mille e cento ettari di terreno, la rocca, il mulino sul fiume Sacco e diverse regalie.

Nel corso del XVIII secolo la pacifica comunità castrese registrò un incremento demografico e, nel 1795 , furono approntate riforme agrarie. In epoca napoleonica, la presenza di un ampio movimento filo-pontificio favorì la nascita del brigantaggio. Castro divenne, infatti, uno degli epicentri del fenomeno: le bande di malviventi si annidavano nel sicuro triangolo Castro-Sonnino-Vallecorsa, al confine dello stato pontificio. Il brigantaggio ricomparve intorno aI 1825 , e dopo il 1870 , con la presenza di bande filoborboniche. L'incremento della popolazione portò ad un forte disboscamento per creare terreni atti alla coltivazione. Fallendo, per vari motivi, questo obiettivo, la gente cercò rimedio nell'emigrazione, soprattutto in Francia. Perciò nei primi decenni del Novecento, e soprattutto nel secondo dopoguerra, il centro storico castrese si è spopolato, mentre le aree rurali circostanti hanno conosciuto un incremento demografico dovuto all'immigrazione da altre zone. La seconda guerra mondiale è stata un periodo tragico per Castro dei Volsci: nel periodo precedente la liberazione, avvenuta il 27 maggio 1944 , ci furono rastrellamenti, deportazioni e fucilazioni da parte tedesca; bombardamenti degli alleati, furti, sevizie e violenze delle truppe nordafricane dell'esercito francese hanno segnato assai duramente il paese. A pace avvenuta Castro dei Volsci ha avviato la ricostruzione dell'abitato pur tra molte difficoltà.

 

 

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