GuidaTuristicaAQUINO

AQUINO

AQUINO
AQUINO

Da visitare :

- Chiesa di Santa Maria della Libera - Arco di Marcantonio - Museo della Città e del territorio di Aquino con il Sarcofago delle Quadrighe - Tratto di basolato della Via Latina - Porta Capuana (detta di San Lorenzo) - Resti delle mura di epoca augustea - Resti di Capitolium, Anfiteatro, terme pubbliche e di villae - Rievocazioni storiche in costume (Marzo)

ll toponimo deriva da una parola volsca che indicherebbe abbondanza d'acqua, dalla quale il nome latino Aquinum .

Aquino fu un importante centro, commerciale e produttivo lungo l'antica Via Latina , oggi è ancora un luogo di transito importante sulla direttiva Nord-Sud: qui convergono l' A1 , la via Casilina e due tratte ferroviarie Roma-Napoli.

L'insediamento ha origini antichissime, ma di incerta datazione. Il territorio sembra abitato già dal neolitico e diventa volsco nel IV secolo a.C. La città viene fondata dai Volsci che la difesero dai Sanniti , prima della colonizzazione Romana .

Nel 211 a.C. si avvalse del titolo di Urbs , cosa che era allora prerogativa della sola Roma . Nel 125 a.C. venne distrutta la vicina città di Fregellae (si trovava nell'attuale territorio di Arce ): l'importanza strategica di Aquino crebbe divenendo il nucleo più importante nell'area tra Roma e Capua . In epoca imperiale fu fino al III secolo un Municipio con "diritto di monetazione".

La Chiesa di Santa Maria della Libera, monumento nazionale risalente al IX secolo, è in stile romanico ; fu eretta sui resti di un tempio dedicato al culto di Ercole Liberatore in posizione sostanzialmente centrale rispetto alla zona archeologica. Il portale principale, situato sulla facciata, contiene un pregevole mosaico con Madonna con Bambino ed una raffigurazione che presenta due fondatrici della chiesa.

Oggi parte della Diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo, è stata sede episcopale almeno dal V secolo (Costantino).

Medaglia d'argento al merito civile

« Comune strategicamente importante, situato sulla linea Gustav, occupato dalle truppe tedesche, fu sottoposto a violenti bombardamenti e feroci rappresaglie che procurarono numerose vittime civili e la quasi totale distruzione dell'abitato. I cittadini, costretti a trovare rifugio nei paesi circostanti, resistettero con fierissimo contegno agli stenti e alle più dure sofferenze per intraprendere, poi, la difficile opera di ricostruzione morale e materiale. »
— Aquino (FR), 1943-1944

 

IL LETTO FUNERARIO EBURNEO DI AQUINO

Il 5 maggio 2005 presso i lavori di ampliamento de l’area di servizio Casilina Est dell’Autostrada Roma-a-Napoli, nel contesto di uno “scavo di archeologia preventiva” è venuta alla luce una necropoli formata da 74 tombe a inumazione di vario tipo e dalla quale è anche emerso un consistente corredo formato da ben 209 esemplari di “balsamari fittili fusiformi e piriformi”, da “specchi in bronzo, lucerne, pedine in pasta vitrea, strigili in ferro, pesi fittili, monete, ceramica a vernice nera e comune” che consentono di poter datare l’inizio della necropoli “tra la fine del III e l’inizio del II secolo a. C.”
Durante lo scavo sul fondo di una tomba monumentale, comincio ad affiorare una figura alata in altorilievo ovvero una delle gambe, rivestita, appunto, in osso e ancora infissa nel pavimento. Si trattava proprio di un letto funerario in osso sul quale, peraltro, era deposto uno scheletro femminile. “Una rarità”, in ottimo stato di conservazione, mentre in genere i letti finivano inceneriti con il rito funebre
Le decorazioni, quelle ad altorilievo dei cilindri delle gambe e quelle a bassorilievo dei fulcra, tutte ispirate a
simbologie misteriche e figure mitologiche, lo fanno catalogare fra i letti in osso mutuati da quelli in avorio di ambiente ellenistico la cui diffusione si sviluppò tra il II secolo a. C. e la prima metà del I secolo d. C. specie negli attuali territori del Lazio e dell’Abruzzo. Ma al di là del letto, si suppone rivestito di lamine a foglie


d’oro e “cui sembra fosse associato un banchetto e forse anche il cofanetto per oggetti di toletta”5, e di quant’altro è emerso dallo scavo, attenzione merita anche la tomba, codificata con il numero 6, dove il tutto si trovava e dove, in quattro epoche diverse, sarebbero state sepolte tredici persone. Nel I sec. d. C. essa “fu preparata per l’ultima sepoltura, quella dell’individuo di sesso femminile rinvenuto sul letto funerario”7.
Ma chi era questa misteriosa signora? Forse, “l’ultima discendente di una famiglia importante, forse un
tempo la più importante dell’Aquino di allora. Probabilmente quella che fece costruire la tomba.

(Il letto attualmente è esposto al Museo archeologico di Cassino)

(da C. Iadecola, Il letto funerario in osso di Aquino-Bollettino trimestrale di studi storici del Lazio meridionale
Anno VIII, n. 2, Aprile - Giugno 2008)

 

Tommaso dei conti d'Aquino nacque nel 1225 , nel castello paterno situato nel feudo dei conti d' Aquino , da Landolfo d'Aquino e da Donna Teodora, appartenente al ramo Rossi della famiglia napoletana dei Caracciolo. La sua data di nascita non è certa, ma è calcolata in maniera approssimativa a partire da quella della sua morte. Bernardo Gui , ad esempio, afferma che Tommaso è morto quando aveva compiuto i suoi quarantanove anni e iniziato il suo cinquantesimo anno. Oppure, in un testo un po' anteriore, Tolomeo da Lucca fa eco ad un'incertezza: «Egli è morto all'età di 50 anni, ma alcuni dicono 48». Tuttavia, oggi, sembra che ci sia accordo nel fissare la sua data di nascita tra il 1224 e il 1225.

Fu un frate domenicano , del tempo della Scolastica , definito Doctor Angelicus dai suoi contemporanei. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica che dal 1567 lo considera anche dottore della Chiesa . È venerato come santo anche dalla Chiesa luterana .

Tommaso rappresenta uno dei principali pilastri teologici e filosofici della Chiesa cattolica: egli è anche il punto di raccordo fra la cristianità e la filosofia classica , che ha i suoi fondamenti e maestri in Socrate , Platone e Aristotele , e poi passati attraverso il periodo ellenistico , specialmente in autori come Plotino . Fu allievo di sant'Alberto Magno , che lo difese quando i compagni lo chiamavano "il bue muto" dicendo: «Ah! Voi lo chiamate il bue muto! Io vi dico, quando questo bue muggirà, i suoi muggiti si udranno da un'estremità all'altra della terra!»