GuidaTuristicaAMASENO

AMASENO

AMASENO

La mozzarella di bufala di Amaseno

Amaseno ha la peculiarità che Il settore più sviluppato è quello dell'allevamento bufalino: 14.000 capi di bestiame in circa 250 aziende. Il prodotto principale è infatti la mozzarella di bufala e ogni anno in luglio si tiene ad Amaseno la "Festa della mozzarella di bufala e dell'agricoltura", giunta nel 2010 alla sua XIV edizione, con degustazioni di mozzarelle e delle carni dei "bufaletti", i vitelli del bufalo. Altri prodotti importanti sono le olive e la marzolina, un formaggio fatto con latte di capra . Fino alla prima metà del secolo scorso uno dei principali cespiti dell'economia amasenese, oltre all' olio , era la coltivazione del grano . Numerose erano anche le vigne, e si aveva una piccola industria nella tessitura di uno speciale panno di lana , di color rosso sangue, e di tela di lino bianca, che servivano rispettivamente per le vesti e per il copricapo (detto mantricella ) tradizionali delle donne amasenesi. Fu importante, prima che s'imponesse l'allevamento bufalino, quello equino. Il territorio comunale di Amaseno rientra nella zona DOP della mozzarella di bufala campana.

Amaseno si trova nella Valle dell'Amaseno, tra gli Ausoni (a est-sud-ovest) e i monti Lepini (a nord). Le montagne si innalzano dai 700 metri fino ai 1090 metri , e la montagna più alta è il Monte delle Fate. Le parti più alte sono ricoperte da rocce calcaree, mentre sui fianchi ci sono molte macchie di vegetazione. Secondo la Carta Geologica d'Italia redatta dal Servizio Geologico d'Italia il territorio di Amaseno è composto in gran parte da "Calcari con fossili del Turoniano" ed è sufficientemente fertile e adatto per qualsiasi coltura. Il fiume principale è il fiume Amaseno , che sgorga dalle montagne di Vallecorsa da affluente del fiume Ufente, in cui si getta dopo un percorso di 40 km. Virgilio nell' Eneide , menziona il fiume, e lo chiamava con il vocativo "Amasene pater" e "Amasenus abundans".

Secondo una delle ipotesi più accreditate, Amaseno sarebbe nato nel IX secolo e, come molti altri abitati medioevali , anch'esso sarebbe sorto attorno a un monastero. forse sui resti di una antica fortificazione militare. Infatti, la prima attestazione scritta dell'esistenza di Amaseno risale al 1125 , quando ancora si chiamava Castrum Sancti Laurentii :

«  Hoc anno Idibus Martii venit Honorius papa cum maxima gente, et cepit Trevem atque Magentiam, et cremavit post tertium et Roccamsiccam et Julianum, et S. Stephanum et Prossei et abstulit Sanctum Laurentium . Postea comites Guttifredus, Landulfus, Raynaldus juraverunt Papae  » Annales Ceccanenses

Nel testo degli Annales Ceccanenses si ricorda come nel 1125 papa Onorio II abbia condotto di persona una spedizione militare in cui prese Trevi e Maenza , incendiò Roccasecca e Giuliano , S. Stefano e Prossedi , e sottrasse ( abstulit ) San Lorenzo, che all'epoca doveva già far parte dei possedimenti dei Conti di Ceccano . I Conti, vinti, gli giurarono fedeltà. Di San Lorenzo si fa nuovamente menzione per il 1165 , quando fu incendiato dalle truppe del re di Sicilia, guidate da Gilberto duca di Gravina e da Riccardo di Esaia:

«  comes Gilibertus et Riccardus de Esaya venerunt cum exercitu regis Siciliae; et intraverunt in Campaniam [...] Et sic intraverunt in vallem Sancti Laurentii, et incenderunt castrum Sancti Stephani et Prossei, et unusquisque postea rediit ad propria. Hoc autem anno Ripe, Turrice et castrum Sancti Laurentii et Insula cremata sunt et Alesander papa reversus est Romam  » Annales Ceccanenses

Ricostruito, San Lorenzo nel XIII secolo tornò ad essere possedimento dei bellicosi Conti di Ceccano , che ne fortificarono il castello. Tra la fine del Duecento e i primi del Trecento passò per breve tempo ai Caetani : Landolfo II dei Conti di Ceccano, con testamento datato 18 agosto 1264 lasciò in eredità S. Lorenzo alla propria moglie Maccalona , ma nel 1297 , durante le lotte dei De Ceccano contro i Caetani, Bonifacio VIII confiscò S. Lorenzo e lo diede ai Caetani, suoi parenti. Alla morte di Bonifacio VIII S. Lorenzo ritornò ai Conti di Ceccano: Tommaso II detto “il Mutilo” lo tenne fino al 1350 circa, quando suo cugino Francesco III gli mosse guerra confiscandogli San Lorenzo assieme a Ceccano e a Ripi .

In seguito San Lorenzo passò ancora ai Caetani, che si erano imparentati coi Conti di Ceccano, ma nel 1419 papa Martino V Colonna lo confiscò a Cristoforo Caetani, duca di Fondi , e lo donò alla regina Giovanna II di Napoli , che a sua volta lo girò a Giordano e Lorenzo Colonna, aggiungendovi anche altri feudi e il Principato di Salerno. Da questo momento si aprì un lungo contenzioso tra i Colonna e i Caetani che costò a San Lorenzo anche un saccheggio, compiuto nel 1556 da Bonifacio Caetani. Dal 1549 , proprio a causa del conflitto Colonna-Caetani, l'Ambasciatore spagnolo a Roma aveva preso possesso pro tempore di San Lorenzo, Sonnino e Vallecorsa che rimasero sotto l'amministrazione spagnola fino al 24 ottobre 1591, quando Filippo II di Spagna concesse i tre paesi oggetto di contesa a Marcantonio Colonna , il vincitore di Lepanto . Dal 1591 fino al 1816 San Lorenzo rimarrà feudo dei Colonna e non sarà più oggetto di contese tra i baroni romani.

Queste lotte però avevano alimentato il brigantaggio , di cui San Lorenzo ebbe a patire. Esemplare il caso del brigante Bartolomeo Vallante , detto "Catena" (circa 1550 - 1581 ), che alternava i suoi regolamenti di conti e le sue grassazioni con i "servizi", perlopiù assassinii, effettuati a pagamento per conto proprio dei signori locali. Costoro, infatti, oltre a laute ricompense in denaro, accordavano ai briganti l'impunità nei propri feudi. Tra i baroni che si valsero dei "servizi" di Catena vi furono appunto anche dei Caetani: Cesare e Pietro, signore di Maenza . Non meraviglia dunque che il brigantaggio abbia conosciuto nella zona un notevole sviluppo proprio nel Cinquecento , in tempo di contese tra baroni. Un tentativo di reprimere il brigantaggio si ebbe con il sanguinario Sisto V : ai suoi tempi "nel breve tratto di strada tra Frosinone e Anagni si videro ben presto erette fino a dodici forche, dove pendevano straziati i corpi dei briganti" Inoltre San Lorenzo era ubicato non lontano dal confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli : passare il confine permetteva ai briganti di eludere i soldati inviati a combatterli. Famoso nella prima metà del Seicento fu il brigante Domenico Colessa di Aloisio, detto "Papone", che aveva la sua base di operazioni presso Roccasecca , nella contrada Caprile e che cercò addirittura di fondare una repubblica che da lui avrebbe preso il nome di "paponiana". Per debellare Papone, che spesso sconfinava nello Stato Pontificio, il re di Napoli dovette far intervenire più volte l'esercito . Nella prima metà del Settecento primeggiò il terracinese Giuseppe Mastrilli (ca 1710-1750), di famiglia agiata ed ex-seminarista.

Nel 1926 fu istituita la Provincia di Frosinone , cui Amaseno fu aggregato nel 1927 assieme ai comuni di Vallecorsa e Castro dei Volsci . In questi anni ancora non era raro nel periodo estivo-autunnale contrarvi la malaria . Nel 1925 ad Amaseno, dove aveva il bacino d'impluvio una palude della valle omonima, si verificò una grave epidemia: su nemmeno 3.000 abitanti addirittura 2.800 risultarono malarici gravi . Durante la seconda guerra mondiale Amaseno fu duramente provato dall'occupazione tedesca prima, e dal bombardamento e dall'occupazione delle truppe alleate poi, che lo occuparono il 29 maggio 1944 . In particolare si segnalarono per le loro violenze, spesso ai danni di donne, i militari delle truppe marocchine. Anche la collegiata di S. Maria fu colpita da un cannoneggiamento che durò tre giorni. Nel 1945, immediatamente dopo la guerra, si verificò un' endemia di malaria dovuta in una prima ondata al Plasmodium virax , nella seconda al più grave Plasmodium falciparum. Da decenni ormai la malaria ad Amaseno è completamente debellata.

Da visitare :

Centro storico

Chiesa di Santa Maria Assunta e Miracolo di S.Lorenzo Martire

  • Chiesa di Santa Maria Assunta; risalente al XIII secolo è stata realizzata da artisti di Priverno , che hanno seguito schemi cistercensi. All'interno, il bellissimo Pergamo è di stile romanico. Possiede il prodigioso Sangue di San Lorenzo martire che si scioglie in occasione della festività ( 10 agosto )
  • Chiesa di San Pietro Apostolo; si fa risalire al XIV secolo , infatti viene nominata in alcuni documenti riguardanti il pagamento delle tasse. Nel corso dei secoli la chiesa subì varie modifiche, fino al 1749 . Nel 1944 a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale fu danneggiata e fu fatta restaurare. Alcune parti della chiesa sono in stile gotico . Possiede tre navate e ha un'abside del XVIII secolo .
  • Chiesa di Santa Maria dell'Auricola; si trova sul colle dell'Auricola su un'altura di 270 metri. Risale al XIII secolo , infatti la chiesa viene menzionata in alcuni documenti di papa Onorio II verso l'inizio del XIII secolo. Secondo alcune ipotesi, la chiesa fu fondata dai monaci cistercensi. Nel 1893 la chiesa passò nelle mani di alcuni vescovi, che a loro volta l'affidarono a dei padri francescani che la fecero restaurare. Come molte altre chiese del territorio, subì molti danni nella seconda guerra mondiale. Ora la chiesa è in mano alla Curia di Ferentino .
  • Chiesa di San Rocco; questa fu costruita come voto durante all'epidemia di peste che colpì la popolazione di Amaseno nel XVII secolo . Il campanile è del 1927 , mentre la statua di San Rocco è del XVII secolo .
  • Chiesa dell'Annunziata, fu costruita nel XIII secolo , poiché è fatta in stile gotico . Anche questa chiesa è stata in parte distrutta nella seconda guerra mondiale.
  • Chiesa di San Sebastiano; sorge nel centro storico è viene menzionata per la prima volta nel Inventario di Onorato Caetani del 1491 . È di piccole dimensioni e fu fatta restaurare nel 1888 . All'interno vi è una statua di San Sebastiano scolpita da Giuseppe Apponi nello stesso anno della ristrutturazione. La statua raffigura San Sebastiano ferito da frecce, che contempla il cielo.
 

 

 

Web Design&Admin © StudioProgettazione